Dr.ssa Nadia Marrazzo

Odontoiatria Olistica

L’importanza di diagnosi,trattamento precoce in ortodonzia ed equilibrio occlusale

(PEDRO PLANAS, Revista Espanola de Estomatologia, 1948)

L’ortodonzia si trova in un momento cruciale per il suo ulteriore sviluppo, e dobbiamo quindi essere prudenti e imparziali. Ciascuno pensa di aver trovato la soluzione dei problemi affrontati e desidera estrarre da questo i principi fondamentali. Sarebbe però cosa più intelligente, e dovremmo perseguirla innanzitutto, prendere da questi cosiddetti “principi” quello che c’è di buono e logico per costruire sopra questi pilastri teorie solide, definitive e indiscutibili. Nessuno nega la difficoltà che tale ambizione rappresenta, ma aspettiamo fiduciosi che l’intelligenza e la preparazione scientifica degli ortodonzisti sappiano trovare soluzioni per venirne a capo.

Se l’ortodonzia si è cacciata negli anni in una via senza uscita, credo si debba al fatto che la maggioranza degli specialisti avevano come unico obiettivo scovare mezzi terapeutici senza approfondire la reale eziologia del nostro settore medico.
Ciò persiste tuttora, non è semplice infatti abbandonare di punto in bianco la via tracciata dai nostri predecessori. Per fortuna attualmente si avverte una vera ansia di conoscenza e un reale interesse per approfondire la diagnosi eziologica, basandosi sullo studio del biotipo e sulla enorme influenza dell’ereditarietà sia nelle anomalie cranio-facciali, sia nelle cause intrinseche del genotipo.

Queste cause che possiamo definire endogene agiscono durante tutta la vita dell’individuo ma è evidente la loro maggiore intensità nei primi anni dell’infanzia, fatta eccezione per certe endocrinopatie che si aggravano nella pubertà.

A fianco di queste cause endogene esistono quelle esogene che nella maggior parte dei casi possiamo considerare come atrofie dell’apparato masticatorio, prodotti di una mancanza di funzione o di una nutrizione inadeguata. Infatti il progresso e la civiltà hanno determinato come conseguenza, in questo campo, l’atrofia dell’apparato masticatorio.Tra gli uomini delle razze primitive, tra i selvaggi e gli eschimesi, per esempio, che utilizzano il loro apparato senza restrizioni di sorta, esattamente come lo farebbe un animale irrazionale, non si riscontrano le anomalie di origine esogena che troviamo nell’uomo civilizzato.

La mancanza di un buon allattamento, di una alimentazione naturale o “selvaggia” per così dire, e la loro sostituzione con un allattamento artificiale, con pappe o pasti che richiedono l’uso di forchetta e coltello, sono le cause dell’atrofia di muscoli, ossa, riflessi nervosi e atm. Il risultato di tutto questo è la mancanza di spazio per la eruzione dei denti che risentono così dell’influenza di queste cause esogene.

Questo succede esattamente nei primi anni di vita, quando l’organismo è più sensibile alle influenze esterne o patologiche, cioè a dire che la malposizione dentaria è sempre una lesione secondaria per non chiamarla terziaria o quaternaria.

La nostra specialità avrà un progresso decisivo quando la diagnosi sarà effettuata il più vicino possibile al momento di insorgenza della lesione primaria. Solo così si potrà attuare la terapia più adeguata. Nella maggior parte dei casi questa terapia non potrà basarsi su apparecchi oggi in uso, ma su pratiche e metodiche stimolanti, provocando l’eccitazione dei centri nervosi, dei circuiti ad anello (...???feed-back???) e dando tono ai muscoli.

Per diagnosticare i sintomi di una lesioni secondaria, cioè di malposizione dentaria, ci sembra d’acchito che non c’è bisogno né tanto di studio né di tanti congressi. I genitori dei nostri piccoli pazienti vengono da noi con la loro diagnosi già precostituita. Nel loro semplice linguaggio ci parlano di un “canino alto”, di un dente “in più”. Noi ortodonzisti lo definiamo un canino vestibolarizzato. La descrizione di questa anomalia per mezzo di un termine scientifico non è altro che una mera traduzione e se inoltre si esegue in tal caso una terapia sintomatica, senza voler approfondire la vera eziologia del caso, la missione che abbiamo in quanto medici sarà assolutamente carente.

Ecco quindi, a mio avviso, il grande errore così diffuso oggigiorno: si crede con troppa frequenza che fare una diagnosi consista nel descrivere una anomalia con termini scientifici, con troppe parole, usate comunemente, che possono soltanto causare una grande confusione nel mondo della ortodonzia internazionale. Dobbiamo prendere atti che la medicina ortodontica non differisce per nulla dal resto della medicina, e che i nostri sforzi devono avere come oggetto essenziale la ricerca di una diagnosi eziologica. Ma ciò che è fondamentale in questa ricerca, ciò che non si deve dimenticare, è quanto segue: “la medesima causa primaria può produrre lesioni secondarie differenti nella diversità di biotipi esistenti: al contrario le anomalie secondarie simili tra loro, possono essere di eziologia diversa in funzione del biotipo”.

Se vogliamo ulteriormente approfondire questo problema e riuscire ad acclararlo completamente, non bisogna dimenticare che il semplice esame dei denti malposizionati ci può svelare l’esistenza di una lesione. Ma nel momento in cui si osserva questa malposizione, si può già affermare che si tratta di una lesione secondaria. La lesione primaria è anteriore all’eruzione dentale e in particolar modo a quella definitiva; consiste nella mancanza di sviluppo del massiccio cranio-facciale. Anche in mancanza di denti, è certo che, nonostante ciò, esisterebbero endognazie, disto-occlusioni e progenismi in relazione alla struttura ossea. E’ ovvio che sono da escludere i disturbi causati dagli stessi denti, poichè poco frequenti e quindi per ora non di nostro interesse.

Poichè il ritardo nello sviluppo del massicio cranio-facciale si manifesta nei primi anni di vita, proprio questi primi anni sono ideali per attuare una terapia di vera ortopedia maxillo-facciale.

Per vincere la battaglia, dobbiamo dirigere tutti i nostri sforzi per orientare correttamente il pubblico in questa direzione, ed è indispensabile che gli internisti e i pediatri vogliano collaborare con noi.

Disgraziatamente è altresì frequente che anche quando il pediatra consiglia il paziente di andare dallo specialista in un’età che sarebbe propizia per attuare un’efficace terapia, lo specialista a sua volta si limita a consigliare al paziente di aspettare l’eruzione di tutti i denti.

Pertanto, ad ogni costo occorre intervenire rapidamente nei primi periodi di vita, solo così potremo trionfare. Ma non dimentichiamoci che per convincere gli altri è necessario essere noi assolutamente convinti.

Si potrebbe comparare ciò che accade in Ortodonzia con quello che accadeva in medicina nel caso, per esempio, della tubercolosi: al malato in fase iniziale (infiltrazione, adenopatia ilare, ecc.) non potremmo mai consigliare di aspettare di avere una grande caverna polmonare per poi eseguire una toracoplastica oppure una resezione polmonare. Questo potrebbe accettarsi per una imperdonabile negligenza da parte del malato, oppure per ignoranza, giammai per consiglio medico.

La diagnosi deve, quindi, essere fatta quanto prima, poiché è possibile diagnosticare eziologicamente numerose anomalie prima dell’eruzione della dentizione di latte e per tutta la sua durata.

Quando diventeremo ortodonzisti-puericultori, per così dire, avremo raggiunto il nostro obiettivo. Allora dovremo collaborare anzitutto con gli internisti, fornendogli informazioni utili ad orientarli nello studio della costituzione del malato e del suo biotipo. Sarà possibile dare loro queste dettagliate informazioni dopo un accurato esame della bocca e questo orientamento sarà per loro di grande valore per quanto riguarda il predominio di sviluppo di uno dei tre foglietti embrionali e degli organi da questi derivati.

Se mi sono dilungato sulle precedenti considerazioni non l’ho fatto per impartire una lezione accademica, ma per evidenziare la ragione per cui diamo somma importanza a semiologia, diagnosi e biotipo in ortodonzia, come punto di partenza della nostra specialità. Abbiamo preferito così perché lo riteniamo di importanza capitale.

Se il nostro principio fondamentale deve essere quello di raggiungere una diagnosi eziologica in funzione dell’età, del biotipo, della costituzione e della razza, l’obiettivo finale della nostra terapia deve consistere nel conseguimento di un apparato masticatorio funzionale e efficace.

Qual è la condizione necessaria più importante che si richiede per ottenere ciò? Senza alcun dubbio conseguire una occlusione equilibrata.

La fine dell’essere umano è evidentemente la morte, e quella dell’apparato masticatorio non è altro che la paradentosi senile fisiologica.

Sappiamo tutti che il trauma occlusale è la causa principale della paradentosi. Noi medici non dobbiamo dimenticare questo fatto così importante nella vita dell’organo della masticazione e bisogna impiegare tutte le nostre forze e fare tutto il possibile per ottenere un’occlusione equilibrata. Il medico deve lottare sempre per allontanare il più possibile il momento della morte senile fisiologica. Pertanto non possiamo provocare proprio noi, tramite la nostra terapia ortodontica, una occlusione traumatica, dato che questa determinerebbe la morte dell’apparato masticatorio, la qual cosa non è esattamente il fine della terapia né della medicina.

Se noi cerchiamo unicamente l’estetica nel volto del paziente, trascurando la funzione specifica dell’apparato masticatorio, non avremo fatto altro che sostituire una lesione estetica con una lesione funzionale. Il nostro lavoro sarà stato quello di un istituto di bellezza, un lavoro dal risultato fugace che alla fine determinerebbe una lesione mortale per la vita dell’organo di cui ci occupiamo: insomma un lavoro che non ha alcuna relazione con la vera deontologia professionale.

Al giorno d’oggi, più che mai, è comune opinione che il dentista debba essere anzitutto un medico e, in quanto tale, pertanto, debba anteporre a tutto la funzione e la vita.

Attualmente non è più accettabile una terapia ortodontica che non persegua come finalità essenziale l’ottenimento di una occlusione equilibrata. E’ dunque assolutamente necessario rigettare quei trattamenti non corretti che frequentemente vediamo nella nostra ampia pratica professionale, e che in realtà non sono altro che trattamenti di bellezza, che non tengono in nessun conto l’effettiva funzione dell’apparato masticatorio. Per evidenziare maggiormente questo punto cruciale del nostro protocollo terapeutico, ricordiamo qui di seguito i sette fattori che determinano l’occlusione equilibrata:

  • inclinazione dell’ATM
  • inclinazione della faccia linguale degli incisivi superiori
  • incastro, cioè l’”over bite” degli americani
  • profilo (over jet)
  • altezza cuspidale
  • orientamento del piano occlusale
  • profondità della curva (Spee) del piano occlusale

 

Possiamo evidenziare fin d’ora come l’unico fattore ininfluente nei riguardi dell’occlusione, traumatica o equilibrata, sia la posizione o l’allineamento delle arcate dentarie. Queste quasi sempre sono state invece l’oggetto esclusivo dell’intervento dei nostri terapeuti, la qual cosa rappresenta un vero e proprio errore.

Non bisogna quindi dimenticare come un’ortodonzia ben fatta, basata su una terapia eziologica eseguita il più tempestivamente possibile a partire dalla comparsa della lesione, nonché basata sul raggiungimento di una occlusione equilibrata per il paziente, costituisca la migliore delle profilassi di carie e paradentosi. Occorre inoltre maturare l’abitudine di eseguire, tutti gli anni e periodicamente, leggeri molaggi di riequilibro occlusale a partire dai tre o quattro anni di età del bambino, per riprodurre artificialmente quell’usura che non si verifica a causa dell’alimentazione moderna.

Se noi ortodonzisti opereremo memori di quanto detto finora, saremo ben presto ai vertici della Stomatologia. In questo modo si riuscirà a eliminare i numerosi problemi derivanti dall’empirismo che tanto tempo prezioso ci hanno fatto perdere in discussioni sterili, citiamo fra tutte la più tipica, il problema delle estrazioni.

Se si applica rapidamente una terapia appropriata al biotipo, all’età, alla razza etc. e se si vuole ottenere un’occlusione equilibrata, non si dovranno praticamente mai estrarre denti.

In ortodonzia la diagnosi eziologica e l’occlusione equilibrata sono i più grandi nemici dell’estrazione.